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19.7.07

Domanda ai giornalisti

Avete mai chiesto a un vostro intervistato di pagare per far uscire un'intervista o un servizio sulla sua azieda/società/onlus/associazione/squadradicalcio? E di proporgli anche delle tariffe a seconda dello spazio che desiderava? A me, nell'insolita parte dell'intervistato, è capitato. E non con il giornalino della parrocchia. Nei prossimi giorni (questa volta da giornalista devo fare qualche verifica) racconto tutto.

16.1.07

Basta parlare di blog

Qualche considerazione su questa piccola (?) polemica nata attorno a un post di Alessandro.

- Ritenere male assoluto Microsoft e i giornalisti non sempre critici (io sono un felice utente Mac, per chiarire) è una deriva demagocica che mi preoccupa per la crescita (non quantitativa) della blogosfera italiana (vedi il pur bravo Beppe Grillo).

- La voglia di argomentare le proprie posizioni è sempre minore e si sceglie l'ironia (e in alcuni casi l'insulto) per spiegare (?) le proprie idee.

- Il blog non è solo un diario personale. Chi scrive (e chi ha, meritatamente, successo di lettori) non può non avvertire un minimo di senso di responsabilità. Un diario personale "classico" non è pensato per mischiarsi in un discorso più generale fatto di più voci.

- Pontificare è un peccato che i blogger non dovrebbero (possono) commettere.


- Per difendere la faziosità di un blog, molto spesso si dice: "E allora, i giornali?". Ma chi l'ha detto che sono in competizione?

- I blogger dovrebbero pensare che nel loro lavoro cedono a dei compromessi e spesso non possono fare come vorrebbero il proprio dovere. Anche il giornalismo è un lavoro.

- Per dirsi comunicatore bisogna farlo di mestiere. Altrimenti non vale.

- Chi critica alcuni difetti dei blog (e i loro tenutari) è visto come un dinosauro che non sa un cavolo di comunicazione. Sempre.

- Mi piacerebbe che alcuni blogger si facessero un'idea sul campo, non dietro a un computer (non è solo il caso dell'iPhone).

- Le posizioni ideologiche non aiutano.

- In ogni caso si parla sempre di piccole cose (almeno per ora), che riguardno poche centinaia di persone (se va bene). Spesso ho il timore, come dice Suzukimaruti, che i blog siano una minoranza, completamente fuori sintonia col mondo reale. Peccato.

- In conclusione propongo ai blogger di successo (non a me stesso, quindi...) di smetterla di parlare di blog. Si passi esclusivamente - come spesso accade - ai contenuti e, per un po', si dimentichi la scatola. Come i giornali che parlano di giornali annoiano, i blog che parlano di blog non appassionano.

28.11.06

Krumiro non sono, ma...

Dunque per venerdì prossimo un giornale per il quale collaboro, L'espresso, ha indetto uno sciopero delle firme. In sostanza si tratta di una agitazione "minore" rispetto a uno sciopero "normale", ma che vuole dimostrare comunque un malessere. Io aderisco. Una pagina che sarebbe dovuta uscire con il mio bel nome sarà senza genitore, ma i soldi li prenderò comunque (almeno credo).

Onestamente non so bene perché ho aderito. Sono fra quelli, infatti, che ritiene che in media la classe (casta?) dei giornalisti sia una categoria di privilegiati. Non nel senso che i diritti che ha sono eccessivi, ma che non se li merita: troppa gente nelle grandi redazioni non fa nulla. Ho comunque aderito allo sciopero perché da krumiro non voglio passare e poi perché tendenzialmente (a parte la Roma) tifo per il più debole (e gli editori certo non lo sono).

La cosa che però mi dà fastidio è che si voglia far passare questo sciopero come un'agitazione che va anche in favore dei precari dell'informazione, con un termine più cool: free-lance. Ecco, almeno questa non ce la date a bere: chiedendo con insistenza (e per questo andando a un muro contro muro) gli scatti di anzianità (fra le peggiori piaghe sociali del secolo, non si potrebbero avere degli scatti di produttività?) si chiede sostanzialmente agli editori di non assumere più giovani (quanto costa a un'azienda un/a venticinquenne assunto/a a tempo indeterminato con gli scatti di anzianità fino a 60 anni?).

Inoltre il sindacato si batte per non applicare la Biagi. Ma, santiddio, ci si vuole rendere conto che senza contratti a termine molti giornalisti non si potrebbero neanche avvicinare a una redazione?

Detto questo, oggi mi hanno girato una mail dalla Consulta Freelance dell'Associazione Stampa Romana (presieduta da David Sassoli). Eccola.

Cari colleghi collaboratori,

in quanto responsabile della Consulta Freelance del nostro sindacato StampaRomana, desidero ringraziarvi per i sacrifici cui vi state (ci stiamo) sottoponendo, nell'ambito di questa durissima vertenza per il rinnovo del contratto, scaduto da quasi due anni.
Ho piena consapevolezza, lo vivo sulla mia pelle, di come gli scioperi pesino sulla nostra fragile condizione, tanto sindacale (perché più degli altri siamo esposti ai ricatti) quanto economica (astenerci dal lavoro ha un'incidenza pesantissima sui nostri già esigui compensi). Noi, più degli interni e degli assunti, paghiamo il nostro status di "esternalizzati", che tanto fa comodo agli editori.
Ma proprio per questa devastante vulnerabilità, proprio per denunciarla e per uscirne, dobbiamo continuare ad appoggiare le iniziative del nostro sindacato, che si annunciano opportunamente forti nelle prossime settimane. Di noi e di una normativa che tuteli il nostro lavoro, gli editori non vogliono saperne.
Un fatto però ci incoraggia: questa vertenza contrattuale, pur riguardando tutta la categoria, è portata avanti in nostro nome, in nome dei "precari". Sono essi a sfatare il mito dei giornalisti come "casta", sono i precari a polarizzare la solidarietà dell'opinione pubblica. Perché ormai è evidente che la nostra precarietà, così simile a quella di tanti altri lavoratori, è il punto debole di tutto il mondo giornalistico: e, insieme, è evidente che tale condizione rende precaria anche la tenuta democratica della stampa, mettendo a rischio l'indipendenza e l'autodeterminazione dei giornalisti.
Forte di questa consapevolezza, vi invito perciò a partecipare compatti a ogni iniziativa futura decisa dai CdR delle vostre testate, in coordinamento con la FNSI e con StampaRomana.
Sarà una battaglia dura e difficile, ma non possiamo permetterci di perderla: e la nostra arma più efficace, quella più temuta dai nostri avversari, è l'unione e la compattezza nell'azione. Ci asteniamo dal lavoro (o dalla firma) oggi, per lavorare sempre meglio domani.
un caro saluto a tutti
Andrea Rustichelli

Della serie: "armiamoci e partite". Il danno per un "esterno" da uno sciopero delle firme è infatti molto maggiore di quello recato a un "interno": perde di visibilità, uno dei pochi strumenti in mano a un free-lance. Ma possibile che a nessuno venga in mente che l'unica battaglia da combattere per i free lance sarebbe quella di alzare le tariffe degli articoli? Tempo fa parlando con un collega tedesco, ho scoperto che loro prendono cinque volte quello che prendono i freelance italiani. Quasi quasi mi metto a scrivere (e firmare) per Bild...