
In fondo, in fondo spero non sia vero.
"Non è vero che conta solamente vincere, solo il risultato. Se è così, ditecelo al telefono, a partita appena finita, risparmiamo tempo e denaro". Gianni Mura
Viviamo proprio (e non solo per questo) in una Repubblica delle Banane. Marce.
La notizia peggiore dall'inizio dell'Europeo: dopo Italia-Bulgaria dell'altra sera, il 17% dei televisori era sintonizzato su La7 per vedere il Prosciesso di Bishcardi. Incommentabile.
Ci sono i testimoni: dopo la partita di ieri ero incazzato come una iena. Ce l’avevo con tutti: con Trapattoni che aveva fatto giocare sempre Del Piero (dimenticando Cassano contro la Danimarca e Di Vaio contro la Svezia); con Del Piero e la Uliveto; con Totti in lizza per lo Scatarro d’oro, con Pirlo che riceverà il Metronomo alla carriera e con Vieri tra i papabili per il Cervello di platino. Ma non solo: anche con i nordici che erano stati gli artefici del più grande crimine della storia dell’umanità. E anche un po’ con Cassano che, essendo un vero fenomeno, con quel gol al 94’ è riuscito perfino a dare un filo di alibi a tutta la nostra armata Brancaleone. Oggi mi sono un po' calmato e i nordici mi sono più simpatici di ieri sera (non ci voleva poi molto). E provo a fare una piccola (e serena) analisi.
Cosa succederà dopo quello che il massimo esponente (ironico) del giornalismo italiano, Xavier Jacobelli, ha definito con una botta di lirismo “Patatrap”? Un fatto è certo: Trapattoni tornerà a casa. E si fanno molti nomi per il sostituto, due su tutti: Gentile e Lippi. Sul primo chiedo pietà: dopo quello che ci ha fatto vedere agli Europei Under 21 che sì ha vinto, ma contro nazionali prive di C. Ronaldo e soci. Anche sull’ex allenatore della Juve (meglio di Gentile, si capisce) ho qualche riserva: poche idee disordinate e molto spesso anche sbagliate.
Alla nazionale italiana servirebbe un allenatore capace innanzitutto di essere un bravo selezionatore, convocando i giocatori più bravi e in forma e non quelli che bevono acqua Uliveto anche in business class dove è tutto gratis. Un c.t. che durante le amichevoli provi sempre la stessa squadra per 80/90 minuti e non (con tutto il rispetto) i vari Di Natale, Nervo, Bazzani e Diana, se poi sa che non li porterà. Un mister in grado di dare un minimo di gioco: scegliere un modulo e proseguire con quello, non come Trapattoni partito con il 4-2-3-1 (per questo aveva convocato quattro centrocampisti centrali), per poi cambiarlo (4-3-3) e ritrovarsi tra squalificati e infortunati alla metà del secondo tempo di ieri con un solo giocatore (e che giocatore: Pirlo) nel ruolo di centrale della linea mediana.
Insomma la scelta non è facile ed è inutile dire che vorrei un allenatore capace di dare, non dico tanto, una piccola scossa: Del Neri o De Biasi, ma mi rendo conto che sono poco più che due provocazioni. Meglio di Gentile e Lippi, però. Ecco perché, anche se qualcuno mi prenderà per matto, penso che la soluzione ideale al momento si chiami – udite, udite – Zoff.
Ammesso che qualcuno si sia inventato il litigio tra Buffon e Vieri (che secondo me era meglio se la prendeva di mano), perché Bobo si dovrebbe sentir offeso come uomo?
Per tutte queste ragioni pagherà: tre turni di squalifica. Si può discutere sul fatto che siano troppi o pochi, ma non li ha sanzionati né lui né la Federcalcio italiana, bensì l’Uefa che dovrebbe essere al di sopra delle parti.
Nonostante questo iter (sputo-denuncia-inchiesta-squalifica) c’è già chi (vedi il commento anonimo al post qui sotto), come un avvoltoio, chiede la testa di Totti: è il solito “coatto”; non dovrebbe mettere più piede in nazionale; andrebbe squalificato fino al 2100 (casomai avesse una carriera più lunga della media). Insomma, andrebbe cancellato dalla storia del calcio.
Questo non mi piace. Una persona, anche se nel suo campo ha una grossa responsabilità, ha il diritto di sbagliare e il dovere, poi, di pagare. È successo a campioni come Zidane e Rijkaard e nessuno si è permesso di dire che erano due tamarri di periferia. Totti ha sbagliato e ora, giustamente, secondo le regole dell’Uefa (e non divine) pagherà. Non mi sembra il caso di trasformarsi in forcaioli o vestirsi da moralisti appena qualcuno sbaglia. Ma, si sa, in Italia, è lo sport preferito. Anche più del calcio.