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Bella intervista a Enzo Bearzot di Gianni Mura su Repubblica di oggi. Credo che anche se si ha una visione diversa di come giocare a calcio, si può avere un'idea comune del football.
"Io quella sera, dopo il Brasile, mi sentivo già campione del mondo. Perché la Polonia l'avevamo già incontrata, faceva melina, abbiamo sbagliato un sacco di gol ma eravamo più forti. I tedeschi erano potenti ma non veloci. Forse avremmo avuto più difficoltà con la Francia. I tedeschi li abbiamo battuti grazie alla superiore velocità. Della finale ricordo i ragazzi che mi buttano in aria, e nei rari momenti di lucidità pensavo al pomeriggio del 19 giugno 1938, quando eravamo tutti nella piazza di Gradisca a sentire la voce di Carosio dagli altoparlanti".
Più o meno il copione è sempre lo stesso:
1. Il campione straniero rilascia un'intervista a un giornale del suo paese, dichiarando che si strapperebbe il fegato pur di andare a giocare in un grande club europeo (Real Madrid, la prima scelta, ma anche Barcellona, Arsenal, Manchester Utd., etc.). In alternativa se il giocatore è italiano l'intervista viene concessa al giornale del paese prossima meta del calciatore.
2. Segue "no comment" della società presunta interessata.
3. Segue immediato lo sconcerto del club che stipendia il calciatore: "Non abbiamo ricevuto alcuna offerta, e poi per noi TIZIO è incedibile".
4. Segue smentita del calciatore in questione che si dichiara schifato di certi giornalisti.
5. Segue dichiarazione dell'ex italiano: "Vieni da noi, altro che l'Italia".
6. Segue la cessione (qualche mese dopo) del giocatore alla società che non aveva commentato.
7. Vedremo.
Vabbé che il nostro premier per prendere un voto in più venderebbe anche suo figlio, ma mostrarsi in certi atteggiamenti per addolcire la tifoseria del Livorno mi sempra un po' troppo.
(via Manteblog)
Ecco perché a Roma il derby non può essere una partita come le altre.
Si chiamava semplicemente Star Lodz, una tranquilla squadra femminile di pallavolo della A2 polacca. Oggi si chiama "Lazio in B" ed e' diventata una provocazione di un imprenditore italiano: Fabio Della Vida.
In questi giorni i quotidiani sono pieni di articoli sulla rivoluzione digitale terrestre che si sta abbattendo sul campionato di calcio. In molti credono che la novità ridurrà ulteriormente il numero di persone allo stadio (già calato con l'avvento di Sky). Altri sostengono che in quei paesi dove esiste sia un'offerta satellitare che digitale terrestre ciò non è accaduto. Peccato, però, che "in quei paesi" ci sono degli stadi confortevoli che invogliano ad andare a vedere le partite. Da noi, invece, ti invogliano a sottoscrivere un contratto a vita con Sky, Mediaset o La7.
Tra una decina di giorni, dopo circa un anno di assenza torno negli Stati Uniti. Non vedo l'ora, anche se (con un po' di curiosità a dire il vero) me ne vado a Salt Lake City, come noto, patria dei bushiani mormoni. Per capire se il mio passaporto mi consetirà di atterrare sul suolo americano ho cercato qualche informazione sul sito dell'ambasciata Usa in Italia. E sono arrivato alla seguente massima: Se un paese si dovesse giudicare dagli sport più popolari e dalla qualità dei siti delle sue ambasciate, gli Stati Uniti sarebbero fottuti.
Il presidente del Genoa Preziosi, appena saputa la notizia della nascita di un consorzio delle squadre minori per trattare i diritti tv, Umts e Internet ha dichiarato che si tratta di un colpo di stato. In pratica un'ammissione dell'esistenza di un governo che non andrebbe disturbato più di tanto sulle questioni importanti. Temo però che il consorzio possa fare la stessa fine di Gioco Calcio.
Perché se è vero che il caviale sono Juve, Milan e Inter, la bistecca ci vuole tutti i giorni ed è più importante un Bologna-Juventus che un Juventus-Bologna.
Ci sono arrivato tardi rispetto alle altre persone dotate di un po' di cervello (versione base, quella con almeno 20 neuroni), ma oggi in auto per la prima volta ho realizzato che dalla stagione 2005/06 la maggior parte dei soldi del calcio italiano verranno elargiti a tutti i club di A e B dal proprietario del Milan (Mediaset quindi Berlusconi) e da quello dell'Inter (La7 quindi Tronchetti Provera). Il che non mi sembra proprio normale.
Certo, dopo quello che è successo ieri a Siena (prima, durante e dopo la partita) le mie considerazioni minacciose valgono come il due di briscola. Ma, se posso dire, mi sono proprio stufato di essere indicato come uno che fa parte di quelli che stanno col braccio destro alzato e svastica svolazzante durante l'inno di Mameli, che tirano le monetine a Frisk, che lanciano i petardi a Dida, che fanno sospendere le partite con false morti, che interrompono gare per due volte consecutive nello stesso stadio, contro la stessa squadra e sempre con gli stessi "cazzodifumogeni". Io, così teso durante una partita che se segna la Roma (anche i gol più importanti) non esulto mai per la paura (un po' scaramantica) che gli avversari subito dopo pareggino, non ho niente a che fare con quegli idioti. Come direbbe Biscardi: «Mi dissocio». Ora basta, bisogna che i tifosi perbene (nel senso più alto del termine) si mettano insieme e isolino quei (tanti) che ci fanno ridere dietro e indicare come la peggiore teppa della Terra. Bisogna almeno provarci: poi, se vinceranno loro gli lasceremo lo stadio e il nostro divertimento. Ma prima di arrendermi, perdio, venderò cara la pelle (metaforicamente, s'intende).
Un anno fa, più o meno a quest'ora.