A mio parere, nel mondo calcio, la notizia della condanna del medico sociale della Juve che drogava i propri assistiti per farli correre più dei loro colleghi è importante come se, nel mondo politica, un personaggio di spicco, che so, il Presidente del Consiglio, venisse condannato per corruzione. Ecco perché provo vergogna (e anche un po' pena) per quei giornalisti (?) che ieri sera nei loro programmi di approfondimento della domenica calcistica hanno evitato di parlare della sentenza di Torino. E' come se un giornalista di un paese civile che ha a disposizione, dal lunedì al giovedì, la seconda serata del prima tv di stato decidesse di parlare di un reality invece che dei guai giudiziari del suddetto presidente.
26.11.04
Segno dei tempi
Non è come se la sposorizzazione fosse della Parmalat o di Sky. Però è la fine di una storia dal sapore antico.
E ora? Niente. E dopo? Nemmeno
Pare quindi che il medico sociale della Juventus abbia drogato i propri giocatori per farli correre, resistere e vincere di più. Per carità, si è solo al primo grado di giudizio, ma ipotizziamo che questa sia la sentenza finale: Buffon, Thuram, Zambrotta, Nedved, Del Piero drogati come cavalli per arrivare primi. Il tutto mentre l'attuale allenatore della nazionale era al corrente delle somministrazioni incriminate. Uno scandalo così grosso da bucare tutte e quattro le ruote della macchina calcio. O almeno da infangare in maniera indelebile la squadra più vincente d'Italia. Finale ipotizzabile? Mmh... La mia impressione è che se Agricola dovesse esser confermato colpevole, verrà fatto passare come quel farabutto che di propria iniziativa somministrava Epo a campioni innocenti, dipendenti di una società all'oscuro di tutto. In altre parole a dopare i giocatori era Agricola, non la Juventus. Trovata la vittima, salvato il calcio (e la Juve).
Update delle 19 e 51: il commento (ottimistico) di Marco Travaglio.
Update delle 19 e 51: il commento (ottimistico) di Marco Travaglio.
25.11.04
Oltre il 90° (minuto)
Leggo oggi su Repubblica e Corriere che la trasmissione 90° Minuto è in calo di spettatori. Secondo i vertici di Raisport la colpa sarebbe delle troppe partite in tv. Non credo. Tutti (o meglio: gli appassionati di football) sono sempre interessati a vedere gare di buona qualità e a seguire un campionato avvincente. Il problema è proprio qui. Dopo un paio di mesi di campionato, lo scudetto, a meno di stravolgimenti impossibili, se lo giocano in due. Il calcio italiano rimane quindi vittima degli unici soldi che incassa, quelli delle tv. Che vanno a finire nelle tasche di pochi club i quali acquistano il meglio sul mercato (non sempre) e uccidono le competizioni. Allontanando gli sportivi dagli stadi. E da 90° Minuto.
P.s.: Sempre a proposito di tv, mi sembra un segnale preoccupante il fatto che la Rai abbia acquistato i diritti solo di mezzo mondiale.
24.11.04
C'è un tempo per gli scontri (e uno per i gemellaggi)
Sarò un ingenuo, ma non riesco proprio a capire perché il derby romano debba esser giocato alle 15 per motivi di sicurezza. Allo stadio la gente si è sempre ammazzata di mattina, di pomeriggio, di sera e di notte. Senza alcuna preferenza di orario.
23.11.04
Reality shoe
Stamattina, durante il tappone di montagna prima dell'ufficio, pensavo a un casting per un reality con personaggi solo del mondo del calcio. Ecco le mie scelte:
Nicola Berti, Giorgio Chinaglia, Glenn Peter Stromberg, Gigi De Agostini, Giorgio Bubba, Luigi Necco, Graziano Mannari, Giovanni Cervone, Angelo Colombo, Nando De Napoli, Paul Gascoigne e Gigi Radice .
Conduttore: Stefano Tacconi, of course.
Nicola Berti,
Conduttore: Stefano Tacconi, of course.
22.11.04
Campagna di rottamazione
Leggo su alcuni quotidiani che la Roma per "rinforzarsi" potrebbe prendere Legrottaglie (in cambio di Ferrari), Cruz (dopo aver venduto Mido), Van der Meyde (dopo aver dato all'Inter un'opzione su Cassano) e Taddei (o Santana) per far tirare il fiato a un Mancini quest'anno opaco. Che dio ci protegga.
Finisce sempre così
La storia è semplice ed è questa. Week-end milanese di lavoro, giornate serene (meteorologicamente), blocco delle auto e taxi che sfrecciano a velocità supersonica. Sabato con gli amici: prima l'aperitivo (abbondante) a due passi dal Duomo, poi la fuga dal centro e il rifugio in un'accogliente abitazione dell'hinterland. Pizza, birra, dolci e grappe sardi e tanta buona compagnia, e lei: sempre lì. Tutti impallinati di tecnologie e dopo la cena, riversi sui divani a provare dispositivi bluetooth collegati alla tv - e lei: sempre lì -, ad ammirare pc grandi poco più che un palmo di mano - e lei: sempre lì -, a bestemmiare perché la connessione wi-fi del meneghino-libanese non era alla portata di tutti. E lei: sempre lì. Che ci guarda come per dire: "fate pure, tanto qualsiasi cosa facciate io occuperò sempre un posto nella vostra vita". E almeno nel mio caso è vero. Perché "lei" è Palermo - Milan di Coppa Italia (1-2 Crespo, Seedorf, Toni). E al di là della pochezza della competizione, un campo verde e 22 in mutande che corrono dietro a un pallone sono molto più attraenti di un qualsiasi notebook. Gattuso escluso.
19.11.04
Emozioni forti
Oggi inizia la Coppa Italia, pardon Tim Cup, delle grandi. Sono attraversato, più o meno, dalla stessa emozione che ho prima di spingere la barra dello spazio sulla tastiera del computer. Cioé: il nulla.
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