Ieri, come succede ormai da 12 anni a questa parte, sono andato allo stadio quando la Roma gioca in casa. Una partitaccia. Quattro gol presi (tra l'altro meritatamente) da quei polentoni dell'Inter guidati da ciuffo d'oro Mancini. Una disfatta. Verso la fine della partita, Totti (match pessimo) sbaglia l'ennesimo passaggio e io - in modo colorito (ero anche incavolato per la rottura della chiave del garage) - dico che oggi per il capitano non è giornata. In tre si girano in un nanosecondo e mi dicono all'unisono che non mi merito nulla, che sono un tifoso di serie B, che sono un coglione. Rispondo garbatamente (stavolta davvero) che siccome ho pagato il biglietto come loro (e anche se non lo avessi pagato avrebbe fatto lo stesso) ho tutto il diritto di criticare e che poi non è un delitto dire che Totti ha giocato male (mica ho detto che è scarso, lo reputo il più forte di tutti). Loro dicono che NON SI PUO' criticare il Pupone. Io: e perché? Loro: perché no. A questo punto arriva un signore (uno apparentemente tranquillo) di una 45ina d'anni (con madre 70enne - che mi ripeteva di stare zitto - e figlio al seguito) che mi punta: "Ehi tu, puoi critcare tutti, ma non Totti. Perché lui è nostro fratello (con tutti quei soldi li manda in curva?), fratello di tutti noi, siamo una grande famiglia". A volte penso che gli stessi diritti (umani e civili) non andrebbero assicurati a tutti. A Totti di certo.
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30.9.07
4.2.07
Pessimismo e fastidio
Sarà che è da quando ho 8 anni che vado allo stadio (quindi ormai sono 20). Sarà che una settimana sì e una no mi ammalo il fegato di fronte all'inciviltà che popola lo stadio, litigando, nell'indifferenza totale (anche di chi mi conosce), con quegli idioti che pensano che all'Olimpico tutto sia possibile: picchiare un anziano con una cintura, cantare "odio Napoli" a squarciagola, passare avanti a tutti mentre si è in fila per entrare, non pagare il biglietto, eccetera. Sarà che ho perso la speranza (e la gioia) di andare allo stadio con mio padre, perché lui certe cose non le sopporta più. Sarà per le curve della Roma, della Lazio, del Livorno, del Piacenza, della Ternana, della Reggina e di quelle di tutta Italia. Ecco, sarà per tutte queste cose che credo che bloccare il campionato non serve a nulla se l'intenzione è quella di fermarsi solo per piangere e poi ricominciare a ridere subito. L'unica possibilità è quella di perseguitare con tutte le ARMI possibili ogni tipo di associazione fra tifosi (compreso il divieto di entrare con uno striscione o una bandiera qualsiasi, anche non offensiva). Militarizzare gli stadi, anche la curve. Sospendere le partite a ogni minimo pretesto. Multe più pesanti per le società (che in collaborazione con la Polizia devono gestire la sicurezza), che così la smettono di coprire il tifo organizzato. Obbligare, prima di ogni partita, i calciatori più rappresentativi a ricordare le possibili sanzioni per ogni cazzata dei tifosi. Far rispettare i posti a sedere. Mettere in galera (e proibirgli per sempre lo stadio) ogni spettatore-tifoso al minimo sgarro, anche un'innocua invasione. E trovare un modo per punire anche chi non fa nulla per evitare, non solo quelli che fanno (per dire: se nella vita "normale" io assisto a un pestaggio senza denunciarlo posso essere accusato per favoreggiamento; pensa che bello se fosse così anche lo stadio).
P.s.: ha ragione Mura su Repubblica di oggi che punta il dito contro certi politici (Cento in testa) che stanno sempre dalla parte dei tifosi, soprattutto organizzati.
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