23.3.06

Mondi mirabolanti

Non sopporto quei blogger-giornalisti che passano tutto il tempo a scrivere post parlando male di altri giornalisti, magari più famosi. Non lo trovo carino, anzi poco educato. Ma il titolo di copertina del Magazine del Corsera merita un'eccezione. L'articolo parla di Google e dei suoi fondatori Page e Brin. Titolo: I grandi fratelli. Occhiello: Google e dintorni. Sommario: Questi due trentenni valgono 100 miliardi di dollari. Sanno tutto di voi (e non sono i soli). Inchiesta sul mirabolante mondo del web. Ecco, l'espressione mirabolante mondo del web poteva forse andar bene per un articolo uscito nel '96. Altrimenti tra un po' ci stupiremo della fantasmagorica invenzione del telefonino.

P.s.: Già che ci siamo anche il titolo a p. 16 "E intanto i bloggers danno la sveglia all'onorevole" mi lascia perplesso: in italiano il plurale di una parola inglese non ha la s.

3 commenti:

whiplash ha detto...

Io sopporto ancor meno che chi di mestiere
fa il giornalista e, nello specifico, si
occupa di tecnologia e rete, possa scrivere
cose come la seguente:

"Immagini e video
Il numero crescente delle connessioni a banda larga ha portato a un progressivo aumento del volume di dati (soprattutto immagini e video) scaricato sul proprio computer, sia attraverso e-mail che da una pagina web. Tutto questo aumenta i rischi di attacchi perché più un file è pesante e più è complesso. E più ricco di potenziali vulnerabilità."

Non è affatto così; piuttosto, più un
sistema operativo o i programmi sono
complessi, maggiori sono le probabilità
che siano presenti delle vulenrabilità.
Un video da un gigabyte non mette il mio
sistema più a rischio di un video da 300
kbyte, questo è certo.
E comunque il maggior fattore di rischio
resta sempre e comunque l'umano che siede
dietro al computer, questo va ricordato.

Paperino ha detto...

Come dire: più l'articolo è lungo, più cazzate si scrivono.

****

Il problema è che se uno è abbastanza competente in un campo
tecnicamente avanzato, tanto da sapere davvero quello che scrive, di solito non fa il giornalista, perché probabilmente
lavora nel campo.
Sarebbe già un miglioramento se l'autore di un articolo di
quel genere si rivolgesse, con quel minimo necessario di
umiltà, a qualcuno davvero competente per farselo correggere.
E nell'azienda in questione di gente competente ce n'è abbastanza, volendo... quello che manca è l'umiltà.

Bye, G.

HappyCactus ha detto...

Da una parte, si può capire che il mirabolante mondo della tecnologia sia complicato e non alla portata di tutti.
Ci si aspetterebbe però dai giornalisti un po' più di umiltà, che significa prendere un amico, un consulente, qualcuno che ci capisce un pelo di più, e chiedere un parere su ciò che si è scritto, prima di pubblicarlo.
E questo vale anche per tutti gli altri campi, sia informatica, diritto, economia o medicina.
E' segno di professionalità, tutto lì.